Come si inserirà lo Smart Working negli hotel?

Nel 2019, la permanenza media negli hotel italiani era di 3.2 giorni per ospite. Questo significa che per occupare una camera per un mese servono circa dieci clienti. Ma se potessi scegliere tra dieci ospiti che soggiornano tre giorni o un singolo ospite che rimane per tutto il mese, chi sceglieresti?

Avere singolo ospite per un lungo soggiorno ha numerosi vantaggi: meno carte da firmare, meno servizi da proporre e spiegare, e la sicurezza di avere una camera occupata a lungo termine. Fortunatamente, lo smart working ha rivoluzionato il concetto di permanenza in hotel, attirando sempre più turisti-lavoratori che, muniti di computer, decidono di affittare camere anche per diversi mesi e lavorare dall’albergo.

Considerando le difficoltà che il settore turistico sta affrontando, sarà giunto il momento di rivolgere le nostre attenzioni a questa nuova nicchia di mercato? Vediamolo insieme nell’articolo di oggi!

1. Smart Workers e Nomadi Digitali: chi sono?

Fino a un anno fa, lo smart working era considerato un metodo di lavoro di nicchia, dato che la maggior parte dei mestieri richiedeva la presenza fisica del lavoratore. La crisi del coronavirus ha velocizzato incredibilmente questo trend, portando sempre più aziende a convertire le proprie attività in modo digitale.

La figura del nomade digitale, invece, è nata con l’avvento di internet. Questo tipo di lavoratore svolge infatti le sue mansioni in maniera completamente digitale, non richiedendo la sua presenza in uffici o altri luoghi di lavoro. Il nomade digitale è quindi spesso in continuo viaggio, soggiornando per mesi in varie località del mondo con due sole esigenze: una connessione WiFi e una presa della corrente.

2. Quali vantaggi porta lo smart working nei nostri alberghi?

Ora che abbiamo dato un’occhiata alle due tipologie di smart worker – quello post-covid e il nomade digitale – la domanda sorge spontanea: quali vantaggi portano questo tipo di cliente?

La risposta, come al solito, tende a variare in base alla situazione, ma alcuni benefici sono più marcati degli altri:

  • Gli smart worker soggiornano più a lungo. Come già menzionato in precedenza, vendere una camera a dieci clienti diversi è più complicato rispetto ad avere un ospite unico che rimane nella nostra struttura per un mese o più.
  • Lo smart worker è più fidelizzato. Il turista medio paga bene, questo è certo, ma tende anche a “scappare” molto velocemente. Il lavoratore a distanza, invece, è più portato a diventare un cliente abituale, data la lunghezza del suo soggiorno.
  • Il nomade digitale è stabile. Quanti clienti abbiamo perso a causa del covid-19? Sicuramente, tutti gli ospiti stranieri e buona parte di quelli italiani. Nonostante questa tendenza, i nomadi digitali si sono attestati come una presenza fissa anche durante il lockdown, grazie ai loro soggiorni prolungati e alla possibilità di lavorare ovunque vogliano.

3. Come incentivare questo trend

Una volta analizzato questo nuovo tipo di ospite con i benefici che porta con sé, non rimane che pensare come favorire lo smart working nella tua struttura. Le esigenze più basilari sono due:

  • Avere una connessione ad internet stabile e veloce. Per lavorare in digitale, è necessario un accesso a internet che non dia problemi di connessione. Il consiglio che ti diamo è quello di non trasformare il WiFi in un servizio a pagamento, come già abbiamo discusso in passato: rischieresti solo di allontanare potenziali clienti.
  • Offrire una postazione di lavoro comoda. Al giorno d’oggi, trovare una scrivania e una sedia comoda nelle camere d’albergo è relativamente raro. Per favorire lo smart working, non c’è niente di meglio che offrire comodità al cliente. Perché a nessuno piace dover passare otto ore su una sedia scomoda con una scrivania piccola e lontana dalle prese della corrente.

Questi, però, sono solo i primi due passi per accogliere lo smart working. Basta allargare di poco l’analisi del trend per vedere un futuro in cui gli hotel diventano dei luoghi vivi, in cui la gente sceglie una struttura anche grazie alla possibilità di socializzare con altri smart worker e nomadi digitali. Questa tendenza è già molto evidente negli ostelli, strutture che versano spesso in cattive condizioni ma che vengono frequentate volentieri grazie al clima sociale che si instaura al loro interno. La domanda con cui ti lascio è questa: gli hotel abbandoneranno la loro “freddezza” per diventare luoghi sociali?

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