Il futuro delle esperienze: reali o virtuali?

Il settore ricettivo è sempre stato connesso alla vendita di esperienze. La scelta di una struttura in cui soggiornare è strettamente legata alle opportunità turistiche circostanti: lo si può vedere chiaramente nelle località che dipendono dal turismo stagionale, come le spiagge o le piste da sci. Ora che il nostro paese è in quarantena, il numero di esperienze disponibili è molto limitato. Un po’ come una pista da sci d’estate. Come faranno gli hotel ad attirare nuovamente i turisti, se questi ultimi non saranno interessati a quella location?

Per affrontare questo problema, abbiamo invitato al nostro appuntamento live Matteo Pasqualotto, che si occupa professionalmente della vendita di esperienze. La sua start-up Veronality è infatti stata premiata numerose volte nel corso degli anni in vari settori: la Camera di Commercio di Verona l’ha infatti premiata come miglior servizio enoturistico della città, che è già nota a livello internazionale per i suoi prodotti vinicoli. Ecco alcune domande che sono state risposte durante la live (che puoi guardare cliccando qui):

1. Quanto ha impattato il covid-19 sul settore delle esperienze?

Come prevedibile, il lockdown dovuto all’epidemia ha colpito allo stesso modo quasi tutto il mercato turistico, incluso il settore delle esperienze. A partire dal 23 febbraio, Veronality ha subito un’ondata di cancellazioni che ha rapidamente fatto volatilizzare quasi ogni prenotazione.

Arival, un’azienda che organizza conferenze riguardo la vendita di tour e attività turistiche, ha intervistato diversi operatori internazionali riguardo questa crisi, ricavando così una previsione approssimativa sulle fasi future del settore turistico:

  • Prima fase (dai 2 ai 4 mesi di durata): Lockdown. Prenotazioni vicine allo zero, spostamenti solo essenziali.
  • Seconda fase (dai 4 ai 9 mesi successivi): Inizio del ritorno alla normalità, con prenotazioni che variano dal 5% al 40% rispetto al 2019.
  • Terza fase (da gennaio 2021): Fase di recupero, con prenotazioni che si aggirano tra il 40% al 70%.
  • Quarta fase (stagione 2022): Ritorno alla normalità, con vendite vicine a quelle precedenti alla crisi.

Queste previsioni hanno lo scopo principale di delineare l’andamento di mercato, senza fornire alcuna certezza (che, d’altro canto, non è possibile ottenere in alcun modo).

2. Quale sarà l’esperienza migliore da vendere in hotel dopo la crisi?

Data la loro natura, i tour e le varie attività locali toccano ambienti molto diversi: musei, locali, luoghi di culto, cantine, mezzi di trasporto. Ognuno di questi luoghi e mezzi è soggetto a restrizioni diverse, dovute alla sanificazione degli ambienti e alla distanza sociale. È prevedibile che alcune abitudini introdotte dall’epidemia diventeranno una norma, ad esempio lo scaglionamento dei visitatori nei luoghi tendenzialmente affollati.

Di fronte a questi fenomeni, il segmento di turisti più favorito saranno i privati, le coppie e i piccoli gruppi, in grado di muoversi più agilmente di fronte alle restrizioni. Saranno preferiti inoltre gli operatori turistici certificati, che possono garantire la sicurezza dei loro servizi. Nonostante i turisti italiani siano sempre stati meno interessati alle visite guidate, è probabile che questo trend sarà modificato dalla necessità di affidarsi a servizi più sicuri.

3. Esperienza reale o virtuale?

Una delle domande più interessanti, che dà anche il titolo all’articolo, è quella riguardante le cosiddette esperienze virtuali/digitali. Nonostante possano sembrare delle semplici trasposizioni dei normali viaggi, queste esperienze si approcciano ad un mercato profondamente diverso. Il cliente tipo, infatti, accede a questo servizio dalla propria casa, desideroso di provare nuove attività che lo possano intrattenere senza uscire all’esterno.

Secondo Enrico Pasqualotto, è ancora impossibile tentare di riprodurre esattamente un’esperienza reale tramite la tecnologia. Bisogna invece concentrarci su ciò che si può fare unicamente grazie al digitale:

  • Esperienze con realtà aumentata, ad esempio visite virtuali con una guida turistica che risponde direttamente alle nostre domande (come se fossimo effettivamente lì). O, perché no, una colonna sonora che riproduce l’Aida di Verdi quando stiamo per entrare nell’Arena di Verona;
  • Portare la destinazione al turista, e non il turista alla destinazione. Aziende come Luftansa hanno convertito i loro tragitti a lunga percorrenza in voli brevi, aumentando notevolmente le tariffe per voli intercontinentali. Questo fenomeno impedirà ad una parte di viaggiatori di visitare località al di fuori del proprio continente. Grazie al turismo virtuale, si potrà offrire a chiunque la possibilità di visitare luoghi lontani senza muoversi da casa.

Questa maggiore accessibilità potrà, nel futuro, attirare i clienti virtuali nelle località che prima potevano visitare solamente grazie a internet. D’altronde, chi non vorrebbe vedere la Cappella Sistina di persona? Ancora una volta, però, saranno le piccole realtà ad essere favorite: dato il numero limitato di accessi in località famose, sempre più persone cominceranno a guardarsi in giro per scoprire nuovi posti da visitare. E gli albergatori saranno in grado di soddisfare queste nuove necessità?

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  1. Ancillary Live: in onda ogni sabato alle 15, è la serie dedicata ad un argomento specifico dell’ancillary revenue;
  2. Upsell Motel: in onda ogni giovedì alle 21, è la live in cui discuto, insieme ad un ospite, un tema legato ai ricavi in hotel;
  3. Upgrade: in onda ogni martedì alle 21, è la diretta che al momento dedico al come lavorare su sé stessi per affrontare questa crisi, spesso con l’aiuto di alcuni esperti del settore.

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