Il mondo solitario dell’ospitalità italiana

L’uomo è un animale sociale: tende per natura ad aggregarsi con altri individui e a costituirsi in società.

Aristotele, Politica, IV secolo A.C.

È con questa citazione che, più di duemilatrecento anni fa, Aristotele definisce l’uomo come un essere estremamente legato alle altre persone. Oggi, a più di due millenni di distanza, ne abbiamo avuto l’ennesima prova: nonostante una pandemia in corso, la maggior parte delle persone non riesce a rinunciare al contatto sociale con gli altri.

Ma allora perché gli albergatori italiani fanno così tanta fatica a relazionarsi con i propri colleghi-concorrenti? Le risposte sono numerose: la competitività, il numero sempre maggiore di strutture ricettive, la mancanza di tempo sono solo alcuni dei fattori principali che spingono l’albergatore italiano a isolarsi da ciò che lo circonda.

Le strutture ricettive in Italia ammontano a 178.449, più del triplo rispetto alle scuole

Eppure è soprattutto in periodi di crisi come questo che la comunicazione diventa essenziale per settori come quello dell’ospitalità. Perché? Scoprilo insieme ai primi ospiti della serie La mia storia, Francesca Campagnaro e Daniel Franchi.

Io prenoto in Italia, il portale per far riscoprire il nostro Paese

Dopo la chiusura dei confini, gli hotel si sono trovati a dover concentrare la propria offerta su un preciso segmento di clientela: l’ospite italiano. E, a prescindere dall’esperienza degli albergatori, questa transizione ha generato numerose domande, tra cui quella che ritengo essere tra le più importanti: cosa vuole il turista italiano, e come lo convinco a scegliere la mia struttura?

Per rispondere a queste e ad altre domande, Francesca Campagnaro ha fondato Io prenoto in Italia, una pagina Facebook dedicata alla riscoperta del territorio per incentivare il turismo locale. Una scelta controcorrente, se pensiamo che è avvenuta nei mesi del lockdown nazionale di aprile. E, nonostante ciò, questa community è riuscita ad ottenere quattromila follower in pochi mesi, dimostrando l’importanza della comunicazione tra albergatori per valorizzare il territorio e attirare così più turisti nelle proprie strutture.

Eliminare la replicabilità nell’ospitalità italiana

Il nostro secondo ospite, Daniel Franchi, ha un curriculum di tutto rispetto: tra le varie mansioni, è Delegato Regionale dei Giovani Albergatori del Lazio per Federalberghi. Lavorando a stretto contatto con molte realtà alberghiere, Daniel ha delineato due grandi gap del settore alberghiero italiano: la quantità di strutture ricettive e la mancanza di comunicazione reciproca. Come già accennato in precedenza, questi due problemi sono strettamente legati tra loro: la presenza di una forte concorrenza porta l’ospitalità italiana a isolarsi, perdendo i benefici del dialogo tra colleghi.

Questo problema si manifesta particolarmente nei giovani albergatori, e ancora di più in questo periodo di crisi. Secondo Daniel, gli albergatori hanno bisogno della comunicazione tra strutture ricettive per condividere e risolvere i problemi intrinseci nella gestione di un albergo, a maggior ragione durante questa emergenza sanitaria globale.

Fino all’anno scorso, il flusso di turisti era sempre in aumento, e questo consentiva a numerose strutture di operare senza preoccuparsi eccessivamente della concorrenza. Questo ha portato molti albergatori a dimenticare il punto di forza dell’ospitalità italiana, ovvero l’unicità dell’offerta. In un Paese come il nostro, basta girare l’angolo per trovare luoghi unici da visitare. Per questo motivo è più che mai importante pensare a cosa vuole il turista italiano. Tutti conoscono il Colosseo, ma quanti possono dire di aver assaggiato un vino locale in una cantina caratteristica? Daniel afferma quindi che il nuovo trend del turismo sarà incentrato sull’esclusività delle esperienze, sulla capacità quindi di immergere il turista nel territorio.

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